Gli exploitation che hanno più ispirato Death Proof – A prova di morte

Nei primi tre film Quentin Tarantino esplorava il genere noir e poliziesco. Con Death Proof nel 2007 cerca di riproporre quello stile tipico dei film d’exploitation anni sessanta e settanta, non limitandosi solo all’omaggio. 

Ritroviamo gli stacchi improvvisi, le inquadrature sbilenche, i crash zoom, la pellicola usurata e altre tecniche per rendere il film il più possibile simile a quelle vecchie pellicole. Per la prima volta il regista si è trovato a lavorare anche come direttore della fotografia, con risultati davvero notevoli, e uno degli aspetti più interessanti di Death proof riguarda l’intervento direttamente sulla pellicola, che è stata fisicamente logorata senza dover intervenire artificiosamente con il digitale. Nella prima parte i colori sono più desaturati, in una scena successiva il film diventa in bianco e nero, per poi passare improvvisamente a colori più saturi appena una delle ragazze usa un distributore di bevande, con il giallo che prevale su tutto.

Death Proof ha tutto ciò che serve per un ottimo film d’exploitation: eroine sexy e carismatiche, macchine stravaganti e violente sequenze di vendetta. Ma il film non si limita ad omaggiare la tradizione del grindhouse, Tarantino crea un’opera definitiva in grado di far esplodere tutto il potenziale di quel cinema alla massima espressione. Diventa la conferma di come il cinema d’exploitation abbia più di tutti plasmato la visione di Tarantino, in particolare la sua percezione dei personaggi femminili, che qui trovano l’espressione più anarchica nella sua filmografia. Tanto che il personaggio spietato interpretato da Kurt Russell passa in secondo piano.

Quentin Tarantino è sempre stato affascinato dal modo in cui le auto acrobatiche erano a prova di morte, in modo che gli stuntmen fossero protetti da collisioni e incidenti ad alta velocità. Una particolarità che diventa l’incipit di questo film, dove uno squallido killer noto come Stuntman Mike va a caccia di giovani ragazze con la sua auto a prova di morte. Come omaggio, i numeri di targa delle auto di Stuntman Mike (JJZ-109 e 938-DAN) sono gli stessi dei film Bullitt (1968) e Dirty Mary Crazy Larry (1974), oltre a riprendere in parte lo stile di alcuni inseguimenti. Ma troviamo anche molti altri omaggi, ad esempio al film Punto zero (Vanishing point, 1971), Violenza sull’autostrada (White line fever, 1975), The Lady in Red (1979), Thriller: A Cruel Picture (1973), Un mercoledì da leoni (Big Wednesday, 1978) e Rolling Thunder (1977). Da quest’ultimo titolo anche l’idea del primo titolo considerato, che appare per un secondo nei titoli di testa, ovvero Quentin Tarantino’s Thunder Bolt

Il titolo provvisorio che poi viene sostituito da Death Proof nei titoli di testa

Tarantino cita anche Coffy (1973) come uno dei migliori film di tutti i tempi, a suo dire. Il revenge-movie blaxploitation che vede come protagonista Pam Grier nel ruolo di una vigilante che inveisce contro lo spacciatore responsabile di aver trasformato sua sorella in una tossicodipendente. Una Pam Grier aggressiva e molto sicura di sé. Tarantino ha amato così tanto la sua interpretazione che ha scritto e diretto Jackie Brown (che ritengo il suo capolavoro) del 1997 pensando a Grier, che ha poi accettato il ruolo. Se avete visto o guarderete Coffy potrete notare che anche la musica è stata poi usata da Tarantino in Jackie Brown, niente di cui sorprendersi visto che è sua abitudine quella di riutilizzare alcuni brani di film del passato.

Pam Grier da Coffy a Jackie Brown

Roger Ebert (famoso critico che collaborò anche per alcuni soggetti di Russ Meyer) scrisse che <<Planet Terror e Death Proof sono “La notte dei morti viventi” e “Faster, Pussycat! Kill! Kill!” combinati insieme>>, e in effetti, Death Proof ricorda più di ogni altro film il Pussycat del regista cult Russ Meyer, in cui tre spogliarelliste senza scrupoli viaggiano attraverso la California perpetrando crimini e violenze allo scopo di arricchirsi. Russ Meyer è anche fra i nomi che Quentin ha ringraziato nei titoli di coda. Faster, Pussycat! Kill! Kill! (1965) è stato molto influente anche per molti altri registi, infatti lo sceneggiatore-regista John Waters ha dichiarato nel suo libro che per lui è senza dubbio il miglior film mai realizzato. Altri due film di culto, fra quelli di Russ Meyer, sono Up! Beyond the Valley of the Dolls. Difficile citare solo qualche film o regista quando si parla di Tarantino, questi sono solo alcuni dei titoli che hanno delle similitudini con Death Proof, ma se parliamo di ispirazione in generale allora dovremmo estendere di molto la lista.

In seguito al (prevedibile) flop statunitense, la Dimension Films decise di distribuire le pellicole in due parti divise, sperando di attirare più pubblico in sala. Tarantino ha presentato il film al festival di Cannes 2007 in una versione inedita che aggiunge oltre venti minuti di pellicola in più. Riguardo a quest’operazione, il regista ha dichiarato: <<Mi sono comportato proprio come i beceri distributori dei film d’exploitation, che tagliavano con l’accetta al limite dell’incoerenza. Ora invece vi mostro tutto.>> Probabilmente stiamo parlando di uno stile che ormai può risultare poco appetibile, o probabilmente troppo equivoco per chi non ha molte basi ed è abituato a un’estetica pulita e convenzionale.

Lascia un commento