Adam Elliot (Melbourne, 2 gennaio 1972) è cresciuto nell’entroterra australiano con il padre Noel, un ex clown acrobata in pensione e dedito a un allevamento di gamberi, sua madre Valerie (parrucchiera) e i suoi tre fratelli Luke, Joshua e Samantha. Quando il progetto dell’allevamento di gamberi finì in bancarotta, il padre di Elliot decise di trasferirsi con la famiglia a Melbourne, gestendo un piccolo negozio di ferramenta in città.
Adam Elliot è un genio dell’animazione in stop motion, i suoi film hanno un carattere agrodolce e un’intelligenza emotiva che ormai è sempre più difficile incontrare. Ispirandosi alla sua famiglia, ai suoi amici e alle esprienze di vita vissuta, Elliot definisce le sue opere Clayography, un termine che combina l’animazione in argilla e la biografia. È noto per l’utilizzo di tecniche tradizionali in-camera, il che significa che ogni oggetto di scena e personaggio è una miniatura reale fatta a mano. Non usa mai aggiunte digitali o immagini generate al computer per arricchire la sua estetica visiva.

I cortometraggi:
Uncle (1996) è il primo cortometraggio di Elliot, realizzato nel 1996, dura sei minuti e ha vinto numerosi premi internazionali. Stabilisce il tono e lo stile visivo per le sue opere future. Ispirato al rapporto di Elliot con i suoi otto zii, mostra come la verità non dovrebbe mai ostacolare una buona storia.
Cousin (1998) è stato realizzato nel 1997, il suo primo lavoro davvero professionale e finanziato dall’Australian Film Commission. Come per Uncle, Elliot ha scelto un approccio minimalista e una narrazione essenziale per raccontare un semplice ricordo della sua infanzia con un cugino affetto da paralisi cerebrale.
Brother (1999) dopo il successo dei suoi primi due cortometraggi, Brother diventa la naturale conclusione di quella che ora è definita una trilogia. Esplora i ricordi d’infanzia del fratello di Elliot. In diverse interviste, Elliot ha dichiarato che questo è il suo film più fedele e autobiografico, e che il personaggio del fratello è in realtà lui stesso.
Harvie Krumpet (2003) con una durata di 23 minuti, segna l’avventurarsi di Elliot nel colore e l’istituzione di strutture di trama molto più complesse, lunghe e dinamiche. Pur continuando a utilizzare il narratore per guidare la storia, la sua animazione divenne più dinamica e le trame più intricate. Elliot è dichiaratamente gay e ringraziò il suo compagno durante il discorso di accettazione dell’Oscar per Harvie Krumpet.
Ernie Biscuit (2015) è il più recente cortometraggio di animazione in stop motion di Elliot, della durata di 20 minuti e realizzato in bianco e nero. Esplora la vita di un tassidermista parigino sordo. Nello stile simile al suo Harvie Krumpet, continua con la narrazione da biografia agrodolce che mescola elementi grotteschi e tragici.
I suoi due lungometraggi:
Mary and Max (2009) ★★★★½ è il primo lungometraggio di Elliot, ha debuttato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival nel gennaio 2009, diventando il primo film d’animazione e il primo film australiano ad essere proiettato nella serata di apertura del festival. Con una durata di 92 minuti, il film è stato realizzato a Melbourne, ha richiesto cinque anni e un budget di 8,3 milioni di dollari australiani. Il progetto ha coinvolto oltre 120 persone e sei animatori che hanno lavorato ininterrottamente per 57 settimane. Per la narrazione, Elliot ha scelto il celebre comico e interprete teatrale Barry Humphries. Nel cast vocale, Max è interpretato dall’attore premio Oscar Philip Seymour Hoffman, Mary da Toni Collette e Damian da Eric Bana. Elliot ha insistito che il personaggio di Mary, una bambina di otto anni, fosse doppiato da una vera bambina, scegliendo Bethany Whitmore.

Mary and Max è un film che racconta la vita e l’amicizia di due improbabili corrispondenti: Mary, una bambina solitaria australiana, e Max, un uomo americano in sovrappeso affetto dalla sindrome di Asperger. Il film si ispira alla vera corrispondenza fra Elliot e un suo amico di New York, con cui si scriveva per oltre vent’anni. All’uscita ebbe un riscontro molto positivo di critica e pubblico, finendo poi nella lista IMDb dei 250 film con il punteggio più alto di tutti i tempi. Il vero punto di forza di Mary and Max è una storia genuina e unica, che cattura immediatamente l’attenzione ed è impossibile non empatizzarci. A oggi è fra i film più teneri e commoventi sulla solitudine e sull’amicizia mai realizzati, e affronta la sindrome di Asperger in modo autentico e inedito, mostrando con grande sensibilità le sfide quotidiane affrontate dalle persone con questa condizione.
Memoir of a Snail (2024) ★★★★ è stato sviluppato nel corso di otto anni. Il film ha avuto la sua prima mondiale al Festival Internazionale del Cinema d’Animazione di Annecy il 10 giugno 2024 dove ha vinto il premio più prestigioso. L’uscita australiana con Madman Entertainment è prevista il 17 ottobre 2024 e da noi ancora non ha una distribuzione.

Narra la storia di Grace, una giovanissima ragazza degli anni ’70 in Australia, che trova conforto nella collezione di lumache dopo la morte della madre. Da bambina ha vissuto con il padre paraplegico e alcolizzato, Percy, e il fratello gemello Gilbert. Dopo la morte del padre, i gemelli vengono separati e mandati in famiglie affidatarie distanti. Grace finisce con una coppia swinger a Canberra, mentre Gilbert finisce in una famiglia estremamente religiosa.
“Dad used to say that childhood was like being drunk. Everyone remembers what you did except you.”
Oltre all’inconfondibile stop motion di Elliot, Memoir of a Snail ci dà conferma della scrittura geniale di questo autore. Il film è prevalentemente narrato dalla goffa e tenera Grace Pudel, che ci racconta come ha deciso di ritirarsi dalla società. Scopriamo che la madre era una fervente appassionata di lumache e sin da giovane Grace è stata affascinata da questi esseri con il guscio a forma di spirale. Elliot celebra e valorizza le peculiarità che rendono uniche le persone e il loro vissuto, abbracciando ciò che altri potrebbero considerare imbarazzante, trasformandole in punti di forza attraverso un linguaggio genuinamente poetico. Contribuiscono a questo risultato un cast vocale eccezionale (con Nick Cave e Eric Bana in ruoli secondari ma significativi) e una suggestiva colonna sonora composta da Elena Kats-Chernin.

Adam Elliot è un regista veramente unico nel suo genere, le sue creazioni sono così inimitabili che si possono riconoscere da un solo fotogramma. Ha il talento e quell’intelligenza emotiva necessaria per esplorare profondamente l’esperienza del diverso, creando narrazioni che riescono a infondere al cinema una varietà di emozioni preziose. I suoi personaggi sono complessi e malinconici, rivelando un calore umano nascosto dietro le loro peculiarità, ed è caratterizzato da un’ingenuità e un’innocenza che lo rendono accessibile anche come intrattenimento per famiglie. Ogni elemento nei suoi film è curato con precisione, dalla scenografia ai piccoli dettagli di ogni inquadratura, aggiungendo profondità e un tocco di umorismo che rende ogni visione un’esperienza nuova. Memoir of a Snail è un esempio perfetto del suo talento nel raccontare storie che esplorano la disperazione umana ma trovano sempre un filo di speranza e gioia (purtoppo sono sempre meno i film in grado di far questo). Attraverso la voce interiore di Grace, il film ci porta a comprendere il suo viaggio verso la liberazione personale. È un’opera che tocca corde profonde, culminando in un finale commovente che fa riflettere sulla vita e sul potere della trasformazione personale.


