Tre film che si addentrano nella vita di giovani lavoratori cinesi, formando un affresco sulla precarietà esistenziale e l’alienazione che caratterizzano la loro condizione. Un’esperienza di visione che cerca in tutti i modi di sfuggire alle regole della narrazione tradizionale, per immergerci in una dimensione in cui il realismo vale più di qualsiasi considerazione esterna.
Youth (Spring), primo capitolo, è un documentario presentato in anteprima mondiale il 18 maggio 2023 in concorso al Festival di Cannes. Segue un gruppo di giovani operai tessili nella città cinese di Zhili e la loro vita privata. Il film si concentra su questi giovani lavoratori, molti dei quali sono migranti provenienti da villaggi rurali lontani anche oltre 2.000 chilometri. Arrivano a Zhili, nella provincia di Zhejiang, in cerca di migliori prospettive economiche. Vivono in dormitori e lavorano duramente con il sogno di costruirsi un futuro, che include spesso il desiderio di formare una famiglia, comprare una casa o avviare un’attività. Nel corso delle stagioni, tra difficoltà economiche e pressioni familiari, amicizie e relazioni si intrecciano e si dissolvono, mentre la vita scorre senza risparmiare loro le sfide della gioventù.

Il ritmo estenuante del lavoro ripetitivo e meccanico viene mostrato senza alcun giudizio esterno. Le lunghe inquadrature permettono infatti di vivere questa condizione senza manipolare in alcun modo la realtà, mostrandoci per intero la vita di questi ragazzi. La routine del lavoro diventa allo stesso tempo un rito sacrificale e un’eterna prigionia. Indirettamente ne consegue un’esplorazione della resistenza fisica e psicologica di questi giovani, di come la fabbrica diventi non solo il luogo della produzione, ma anche della dissoluzione dell’identità individuale. La mancanza di interviste permette allo spettatore di avvicinarsi ai protagonisti in modo quasi osmotico, assorbendo il loro stato d’animo, con la loro speranza mista al senso di vuoto.
Wang Bing ha trascorso diversi anni al loro fianco, documentando non solo il lavoro in fabbrica, ma anche la loro vita personale, inclusi i momenti in cui ritornano a casa per il Capodanno cinese. Le riprese si sono svolte tra il 2014 e il 2019. Il progetto, prodotto da diverse case di produzione europee e cinesi, ricerca un approccio intimo e realistico. Wang Bing ha passato molto tempo in questa zona per ottenere la fiducia sia dei lavoratori che dei proprietari delle aziende. Questi ultimi, pur essendo concentrati sulla gestione quotidiana, hanno accettato la presenza delle telecamere, purché non interferissero con il lavoro.
Youth (Hard Times) è il secondo capitolo che ha partecipato al concorso per il Pardo d’Oro al 77º Festival di Locarno, dove ha avuto la sua prima il 13 agosto 2024. Prosegue documentando questa giovinezza che lotta per sopravvivere con salari minimi, in un contesto di rapida espansione economica. Pur mantenendo la stessa intensità tematica, Wang Bing qui si concentra più sugli spazi interstiziali della vita dei giovani operai, sui momenti di pausa e sulle fughe temporanee dalla fabbrica. Le lunghe sequenze di lavoro servono anche per dare più forza a quei momenti di svago dei protagonisti, mentre cercano di trovare una dimensione di umanità in mezzo all’alienazione.

Il terzo e ultimo capitolo della trilogia, Youth (Homecoming), è stato presentato alla 81ª Mostra del Cinema di Venezia 2024, dove è stato l’unico documentario in competizione per il Leone d’Oro. Le attività nelle officine tessili di Zhili rallentano in occasione delle festività del Capodanno cinese, e molti lavoratori tornano alle loro case. Il film segue in particolare due personaggi, Shi Wei e Fang Lingping, che si sposano durante la pausa. Il marito di Fang, un esperto di tecnologia, pianifica di trasferirsi con lei a Zhili. È in questo terzo e ultimo capitolo che Wang Bing raggiunge l’apice della sua esplorazione, consegnandoci un film che conclude magistralmente la trilogia.
Non ho potuto fare a meno di notare e apprezzare un piccolo dettaglio dissonante (e all’apparenza insignificante) rispetto all’ambiente grigio e desolato della fabbrica. La valigia a tema Spongebob verso la fine, un distacco ironico e malinconico che spezza sia visivamente che simbolicamente.
La trilogia Youth di Wang Bing è un’opera gigantesca, che trascende i limiti del documentario per farsi testamento universale di un’umanità sospesa tra il lavoro e la privazione, tra il sogno e la disillusione. Un’immersione totale in un mondo fatto di silenzi, di attese, di corpi stanchi e desideri non realizzati. Con questa trilogia, Wang Bing si conferma come uno dei più grandi osservatori della condizione umana contemporanea, un regista capace di dare forma visiva a quelle emozioni invisibili che attraversano la vita di milioni di persone, spesso ignorate o dimenticate.

