Fuori

Fuori (2025) di Mario Martone

L’arte dei legami

La locandina del film

Presentato a Cannes con una recezione mista come spesso capita ai film “troppo nostrani”, Fuori è la nuova opera del regista Mario Martone dopo Nostalgia (2022) con Favino ed il documentario Laggiù Qualcuno mi Ama (2023) su Massimo Troisi. È il 1980, una Goliarda Sapienza (Valeria Golino) non riesce a farsi pubblicare quello che postumo sarà definito un capolavoro della letteratura novecentesca, L’arte della gioia, e finisce in carcere per un gesto inaspettato: il furto di alcuni gioielli. In carcere, conosce altre donne, tra cui la sfrontata Roberta (Matilda de Angelis) e la speranzosa Barbara (Elodie) con le quali nasce un’amicizia e un legame difficili da comprendere dall’esterno. Il film aleggia tra passato e presente alternando scene fuori e dentro il carcere, dando una chiave di lettura ancora più profonda al film.

Al centro di tutto c’è il personaggio di Goliarda (ricordiamo che la stessa Golino l’anno scorso ha diretto la premiatissima serie tratta da L’arte della Gioia), i suoi fantasmi e le sue paranoie. Vediamo l’effetto che il carcere provoca alle protagoniste con anche un discorso sull’innamorarsi tra donne che condividono la stanza. C’è più di un’amicizia, di una solidarietà femminile o di una comprensione nei rapporti, che Martone abilmente rimescola mostrandoci il disagio di un’autrice infatuata e malinconica. Il femminile è tutto il film, c’è poco spazio (ma anche poca esigenza) per l’altro sesso, in un micro mondo che sembra governato dalle donne.

Le tre protagoniste in un momento di confronto

C’è tanta Roma nel film, una città che fa commuovere senza un preciso motivo, in cui le protagoniste si perdono nelle loro scampagnate “illegali” nonché uno specchio della vita fuori dalle sbarre. L’ambientazione è molto importante in quest’opera, probabilmente la chiave di lettura si trova nel salone-profumeria che Barbara adibisce, un luogo di classe e ben arredato all’apparenza con però una porticina che conduce a una stanza vuota, intima, quella in cui le protagoniste si uniscono di più in tutto il film. L’Arte della Gioia fa da sfondo a ogni scena nella stanza di Goliarda, unica ancora della protagonista a qualche speranza futura, in un tragico limbo (come afferma la vera Sapienza in un filmato di repertorio presente nel film) che porta al desiderio di rinchiudersi nuovamente nel carcere. E la luce che entra dalle sbarre della cella sembra essere onnipresente anche per le  strade romane più affollate.

Attorialmente il livello della pellicola è altissimo: Valeria Golino riconferma la sua indiscussa bravura in un ruolo non semplice e spesso molto interiorizzato ed Elodie dimostra ancora una volta le sue potenzialità in campo attoriale dopo Ti Mangio il Cuore ed il recente Gioco Pericoloso). Ma la vera stella è Matilda de Angelis, probabilmente la nuova leva più talentuosa del cinema italiano, con un misto di ironia, vivacità e anche una forte suggerita mestizia. Se Goliarda è la carta, Roberta rappresenta l’inchiostro che l’aiuta a ridefinirsi, donandole una vitalità fortemente giovanile (il film tende spesso a rimarcare la differenza d’età tra le due), il monito di continuare la sua ricerca di una casa editrice e anche una valigetta.

Roberta (Matilda de Angelis) e Goliarda (Valeria Golino)

In conclusione, Fuori parla in maniera limpida, emotiva e romantica dell’importanza di essere artisti in un mondo spesso amaro e del trovare una strada attraverso i legami, che sono la cosa che ci rende umani. Sicuramente uno dei migliori film italiani degli ultimi tempi.

Classificazione: 4 su 5.

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