Cosa definisce la nostra identità? Cosa ci rende ciò che siamo? L’identità geografica e storica costituisce certamente una grossa parte nella definizione di noi stessi, è per questo motivo che Igor Bezinovic, originario di Rijeka in Croazia, ha inseguito tutta la vita un progetto che raccontasse la storia della sua città, lo stesso progetto che è nel tempo diventato “Fiume o Morte!”, presentato al festival di Rotterdam nel 2024 ed uscito nelle sale italiane il 17 Febbraio 2025.

Tutti, in Italia, conosciamo la storia di Fiume.
La piccola cittadina Croata (oggi nota come Rijeka) fu preda delle mire irredentiste dei pre-fascisti che, nel 1919 guidati dal poeta Gabriele D’Annunzio, occuparono la città per 16 mesi.
Proprio quei 16 mesi sono oggetto della narrazione di Bezinovic che, da nativo di Rijeka, si propone di ricostruire quegli eventi e di raccontare come oggi la città si rapporta a quel complesso passato.
Per quanto il focus dell’opera resti sul passato (il racconto di quei mesi) il tutto si svolge paradossalmente nel presente con una serie di interviste alla popolazione di Rijeka e di tentativi di ricostruzione storica (in chiave chiaramente parodistica) in cui parte della popolazione si traveste da militare e rievoca in maniera finzionale quanto avvenuto ormai più di un secolo fa.
(Questo continuo scarto fra realtà e finzione è uno degli aspetti più interessanti su cui si muove l’opera).
Ho avuto l’occasione di vedere “Fiume o Morte!” nell’ambito del Kino Otok Isola Cinema International Film Festival, festival cinematografico che si è tenuto a Izola (nell’Istria Slovena) fra il 4 e l’8 Giugno 2025.
Mi trovavo lì in quanto Young Programmer (giovane selezionatore) del festival, avevo il compito di selezionare un film per un futuro evento estivo che si terrà da quelle parti (caso ha voluto che la scelta sia ricaduta proprio su Fiume o morte!)
Perché questa piccola digressione?
Perché il mio trovarmi lì, non in Italia, bensì in Istria (per quanto nella parte Slovena e non in Croazia, dove oggi si trova Fiume, o meglio Rijeka) mi ha permesso di osservare un tipo di reazione totalmente diversa da quella che avrebbe suscitato una proiezione rivolta ad un pubblico Italiano.

L’approccio meta-narrativo del film sembra infatti ricordare un progetto seriale dell’anno scorso di cui si è molto discusso in Italia che pure toccava la vicenda di Fiume: M il figlio del secolo, serie di 8 episodi con Luca Marinelli nei panni di Benito Mussolini, prodotta da Sky.
Se la serie di Wright segue però un punto di vista prettamente “italiano” è interessante osservare l’opera di Bezinovic poiché è in grado di raccontarci un punto di vista completamente nuovo sulla vicenda.
Se per noi la presa di Fiume da parte di D’Annunzio resta un fatto più o meno marginale nella nostra coscienza storica (o anche nella percezione generale che abbiamo del personaggio D’Annunzio stesso), da parte Croata quei mesi rappresentano per molti versi una ferita ancora aperta e D’Annunzio viene, incontrovertibilmente, visto come “un fascista”, punto e basta.
Nonostante ciò il film di Bezinovic non si arrende a quella che pure per i Croati è una cruda e schietta verità ma si muove fra le pieghe della storia per raccontare un punto di vista (in particolare quello degli abitanti di Rijeka e, in primis, del regista-narratore stesso) e portarlo agli occhi del mondo, senza per questo imporre un giudizio netto sulla totalità della questione.
In questo senso “Fiume o Morte!” rientra nella miglior tradizione di cinema documentario poichè c’è la forza di esprimere un’idea forte (la rievocazione da parte di una città intera di un periodo storico) pur non giudicando mai in maniera pregiudizievole ciò su cui si punta la macchina da presa.
L’idea del punto di vista è essenziale nel cinema documentario (che molti, non comprendendone gli intenti, tendono a considerare un cinema asettico e descrittivo, senza un’idea di messa in scena forte).

In Fiume o Morte l’idea di messa in scena è particolarmente presente fin dal modo in cui sceglie, in chiave moderna, di rievocare certi momenti storici (seguendo gli eventi in ordine comunque rigorosamente cronologico).
C’è quasi l’idea di un “esorcismo collettivo” raggiunto tramite il potere del cinema.
Le questioni sollevate sono tante, a partire dal giudizio fin troppo “alto” che i vicini italiani sembrano mantenere su D’Annunzio (a partire dall’intitolazione di vie e piazze e dalla scelta di dedicargli tuttora statue nella vicina Trieste) fino alla scomoda questione (almeno dal punto di vista del documentario) di quanto i Croati odierni siano in effetti poco informati su quanto è realmente accaduto in quell’epoca.
Al netto di ciò comunque il film non giudica, apre domande e questioni mostrando prospettive.
È questo che lo rende un’opera interessante ed in grado di porre un ponte fra passato e presente, costruendo un dialogo vivo fra gli interpreti che oggi si prestano al documentario-ricostruzione e gli stessi eventi che vanno a ricostruire.
In questo senso il risultato non può che essere stimolante e fervente, permettendo agli Italiani di comprendere meglio quanto realmente accaduto in quelle terre e allo stesso tempo dando ai Croati l’opportunità di comprendere più in profondità il loro passato.
Fiume o Morte sembra proprio raccontarci ciò che il cinema sociale, il miglior cinema sociale, deve saper fare: non dare risposte ma porre domande.

