Slasher

Dizionario del teen slasher post-Scream

Da dove tutto ha inizio


Nel 1996, Scream di Wes Craven e Kevin Williamson ha rimescolato le carte dell’horror moderno, uno slasher metanarrativo che sapeva essere sia spietato che (auto)ironico. Una decostruzione del genere che mancava da diversi anni, e che il regista Wes Craven aveva già iniziato con il sottovalutato (e miglior capitolo della saga): New Nightmare (1994). Il successo di Scream ha generato una serie di titoli simili e/o ispirati: teen slasher più o meno brillanti, che avevano come caratteristica principale una certa autoconsapevolezza tipica della scrittura di Williamson. Spesso nel cast c’erano giovani star, e il dialogo era sempre frizzante con battute taglienti che parlavano direttamente alla MTV Generation.
In vista del reboot di So cosa hai fatto che esce da noi il 16 luglio 2025, torniamo a riscoprire quell’ondata di film che hanno vissuto sotto l’ombra (o il coltello) di Ghostface.

Kevin Williamson: il padre del teen horror moderno


Come già sapete, fu Kevin Williamson a scrivere la sceneggiatura di Scream, che poi fu affidata a Wes Craven. In quegli anni scriveva anche il sequel e altri film che cavalcavano l’onda di questo successo.
Da scenaggiatore per la saga di Scream, oltre al primo capitolo, scrive anche
Scream 2 (1997) e Scream 4 (2011). Entrambi ottimi sequel.
So cosa hai fatto (1997), meno ironico di Scream, ma con lo stesso mix di tensione, bellezza patinata e consapevolezza metanarrativa.
The Faculty (1998), con gli alieni-parassiti che invadono un liceo. Un horror sci-fi teen, tra Breakfast Club e La Cosa. Ancora oggi viene rivalutato in postitivo.
Sick (2022), slasher da pandemia: essenziale, teso, aggiornato all’era delle mascherine. Un ritorno alle origini che però non è particolarmente ispirato e memorabile.
Killing Mrs. Tingle (1999), il suo film da regista, più commedia dark che horror, con protagonista Katie Holmes direttamente da Dawson’s Creek.
Cursed (2005), di nuovo con la regia Craven, è un tentativo di fondere lupi mannari e teen horror. Un pastrocchio divertito e affascinante.

The Faculty (1998)


Anche nella sua serie televisiva Williamson ha portato il suo amore per il genere:
Nell’episodio 1×11 di Dawson’s Creek, “The Scare”, citava esplicitamente Scream con un finto omicidio e telefonate minacciose e quel tono da horror comedy. Una dichiarazione d’amore al genere fatta all’interno del teen drama più amato nella fine degli anni ’90.
Oggi Kevin Williamson ha finalmente diretto il nuovo capitolo del franchise che lui stesso ha creato, Scream 7 infatti uscirà il 26 febbraio 2026, e i fan (come me) lo attendono con ansia.
Le serie tv di Scream (2015-2019) e So cosa hai fatto (2021) non vedono la collaborazione di Kevin Williamson, e non sono riuscite a replicare neanche parzialmente i film originali. Si perdono entrambi in meccanismi da teen drama standard con omicidi prevedibili. Nel complesso sono state due serie tv poco ispirate che non hanno avuto un buon riscontro.

I cloni che sono arrivati nel giro di pochi anni


So cosa hai fatto (1997) già citato precedentemente.
Incubo finale (secondo capitolo di So cosa hai fatto) (1998),
sequel inevitabile, ma molto meno riuscito e meno ispirato del precedente. Chi lo ha visto non avrà dimenticato quel fastidioso ruolo secondario di Jack Black che fa praticamente il Jar Jar Binks della situazione.
Urban Legend (1998), killer misterioso e uccisioni ispirate a leggende metropolitane. Sulla scia di Scream, ma con lore specifico che lo distingue. Visto in sala aveva un suo perché, sarebbe interessante rivederlo oggi.
Halloween H20 – Venti anni dopo (1998) co-prodotto da Williamson, con protagonista Jamie Lee Curtis, costituisce il settimo capitolo della saga originale di Halloween, e guarda molto al teen slasher di quegli anni.
Cherry Falls (2000), slasher godibile ma sfortunato nella distribuzione. Qui il serial killer ha come target giovani vergini.
Valentine (2001), killer con la maschera di Cupido e vendetta tra ex compagni di scuola. Uno slasher glam e geometrico, anche questo da riscoprire.

So cosa hai fatto (1997)


Variazioni sul genere


Bride of Chucky (1998), quarto film della saga di Chucky diventa meta, si reinventa e cavalcando l’ironia post-Scream.
Final Destination (2000), qui è la Morte stessa il killer. La struttura è da slasher, anche se il concept è soprannaturale. Il primo film è un cult teen puro, e di recente è arrivato il sesto capitolo (Bloodlines) che è l’unico davvero all’altezza del primo film.
Ginger Snaps (2000)
 slasher e licantropi, usa la metafora del corpo adolescente (e mutante) in modo interessante.
Joy Ride (2001) aka Radio Killer,
slasher su strada, più vicino al survival thriller, ma con tutte le ansie adolescenziali e la paranoia del post-Scream.
The Hole (2001) teen thriller inglese claustrofobico, meno slasher, ma con lo stesso target e la stessa inquietudine scolastica.
Wrong Turn (2003)
 più gore, meno ironia. Un survival horror che comunque si rivolge a un pubblico teen, con le stesse dinamiche di gruppo e predazione.
House of Wax (2005)
 remake modernizzato, con teen star e molto body horror. Stilisticamente figlio del post-Scream, anche se più vicino a James Wan.
All the Boys Love Mandy Lane (2006) 
indie e stilizzato, ma pur sempre uno slasher. Gira attorno ai tropi del genere per poi rovesciarli in modo discreto, ma niente di così interessante.
Detention (2011)
 molto meta e postmoderno. Un mix di Scream, Scott Pilgrim e cultura Tumblr. Interessante per certi aspetti, ma può risultare ridondante.

Craven senza Williamson


Scream 3 (2000), mentre Williamson era impegnato con la sua serie “Dawson’s Creek”, Craven gira un terzo capitolo atipico che sfocia quasi nel whodunit (giallo più classico).
My Soul to Take (2010) Craven qui è anche sceneggiatore, verso fine carriera,
uno slasher con venature psicologiche e soprannaturali. Molto morboso e personale, assolutamente da rivalutare in positivo.

New wave & revival recenti


Auguri per la tua morte (2017) e il sequel del 2019, approccio divertito che sfrutta il loop e l’inevitabilità degli eventi, ma funziona solo nella costruzione iniziale. Christopher Landon si sta comunque affermando come uno dei registi più apprezzati dalle nuove generazioni, anche se con poche pretese. Scream (2022) e Scream VI (2023), tra fandom tossico, legacy characters e regole 2.0, sono l’horror che dialoga con il rebooting stesso. Il Sesto capitolo è senza dubbio più interessante del quinto, soprattutto nel prologo.
Fear Street Trilogy (2021), 
tre film ambientati nel 1994, 1978 e 1666. Il primo è un chiaro omaggio a Scream e So Cos’hai Fatto, con cast teen e omicidi creativi. Nessuno di questi tre film è particolarmente interessante. Di recente è uscito il quarto, Fear Street: Prom Night (2025).
There’s Someone Inside Your House (2021)
 slasher Netflix, tra high school drama e maschere inquietanti, qualche guizzo interessante ma anche qui poco di interessante.
They/Them (2022), prodotto da Blumhouse, è uno slasher ambientato in un campo di conversione LGBTQ+. Davvero fiacco e poco ispirato come slaher.
Totally Killer (2023) 
Una ragazza torna negli anni ’80 per impedire una strage slasher. Meta, pop, time-travel horror, ma tutto molto piatto e già visto.
Thanksgiving (2023)
 Eli Roth riprende il fake trailer di Grindhouse e lo trasforma in un vero slasher in stile anni ’90. Ironico, viscerale e molto Scream-friendly. Uno slasher più che dignitoso, il sequel è già in produzione.
Heart Eyes (2025), slasher simpatico, mash-up di horror e rom-com, ma non riesce ad andare molto oltre.

Insomma, dal liceo alle leggende urbane, dalle maschere alle metafore adolescenziali, il teen slasher è un sottogenere che si reinventa a ogni generazione. Kevin Williamson ha aperto le danze con la sua sceneggiatura di Scream nel 1996, vedremo cosa succedere con il suo ritorno per Scream 7, nel 2026.

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