
Presentato a Cannes nel 2018, Under the Silver Lake, terzo film diretto da David Robert Mitchell (regista del più famoso It Follows), in seguito a incassi deludenti in Italia è uscito direttamente in VOD su Mubi ad inizio 2023 ed attualmente è reperibile su Prime Video con abbonamento base. Con all’interno del cast Andrew Garfield, Riley Keough e Tropher Grace, il film sin dalla sua proiezione sulla croisette ha diviso critica e pubblico, finendo purtroppo nel dimenticatoio. Un vero peccato, perché con Under the Silver Lake ci troviamo probabilmente davanti ad uno dei film più affascinanti e profetici degli ultimi anni.
Lo strabordante e cristologico mondo della cultura pop
Il giovane Sam (Andrew Garfield) indaga sulla scomparsa della sua vicina di casa ((Riley Kenough),svelando una serie di strani crimini, omicidi irrisolti e bizzarre coincidenze in una surreale Los Angeles. Il film si apre con la faccia di Jim Morrison in secondo piano, nascosta dalle pieghe della maglietta indossata da una ragazza che lava una scritta, un dettaglio sul quale l’occhio cade dopo qualche secondo. Man mano che la trama procede, i riferimenti alla cultura pop diventano parte integrante della narrazione, partendo dalle locandine che Sam ha a casa (Rear Window, Wolfman, Dottor Jeckill and Mr Hyde), dai fumetti di Spiderman che colleziona (probabile inside joke nei confronti di Garfield) ,dal quadretto di Kurt Cobain o dal nome del cane di Sarah, Coca Cola, fino alla scena più iconica di tutto il film, quella dallo scrittore di canzoni. In quello che per molti potrebbe sembrare un inutile alternarsi di melodie che vanno dai Nirvana, ai Beatles, ad Ozzy Osbourne risiede l’anima del film spesso incompresa. Come dice il compositore “Non esiste la rivoluzione, sono solo io che mi guadagno da vivere” svalutando la scrittura di Cobain a un semplice lavoro su commissione e facendo notare a Sam come la sua generazione e quella dei suoi genitori si siano ribellati nella gioventù con il suono della sua musica in sottofondo.

Altro lampante messaggio subliminale costantemente presente è quello del codice dei senzatetto, simboli con significati specifici (il più ricorrente è Stai Zitto) disseminati nella vicenda. Questo continuo essere osservati e circondati da allusioni sessuali nelle pubblicità rende la Los Angeles di Under the Silver Lake molto più vicina alla nostra e il vagare straniante del protagonista un destreggiarsi nella modernità tra i suoi spettri e i suoi enigmi. Pensiamo alla fissa che ha Sarah per How to marry a millionaire, film con Marylin Monroe, triste icona del sessismo americano anni 60, di cui possiede anche le bambole. Il magnate hollywoodiano è un impero, lo si accosta in modo affascinante nelle “tombe faraoniche” che sorgono nella città e nelle quali molti aderiscono a farvici seppellire attratti come da un culto religioso. I riferimenti cristologici non si esauriscono qui dato che la band di riferimento del film è chiamata Gesù e le mogli di Dracula , nome spesso al centro di gag che confondono il cantante con l’icona religiosa, con il loro pezzo fittizio Turning Teeth. Non si può dunque non pensare alla decostruzione di quell’idolo dal nome così pomposo, nella disturbante quanto dissacrante scena del bagno, in cui Gesù e Sam sono totalmente immersi nel bianco. La presenza stessa di tunnel e bunker antinucleare dimostra come in questa societa delle stelle si nasconda la distruzione del sistema, e tutti ne sono al corrente. La Los Angeles di Under the Silver Lake (come anche la nostra) è una città fatta di idoli e di calchi di celebrità come soluzioni di ambigui grattacapi, in cui spesso non serve necessariamente una risposta.

Un protagonista represso, ridicolo e lynchano (?)
Sam è estraneo a qualunque luogo visiti e qualsiasi persona frequenti. È un nullafacente a rischio di sfratto che passa il tempo a trastullarsi sulla vicina e fare l’amore con qualche prostituta. Tutto il contrario di Jeffrey Beaumont, il protagonista interpretato da Kyle Maclachyan di Velluto Blu, un bravo ragazzo fidanzato con una giovane ed educata Laura Dern che un giorno, dopo il ritrovamento di un orecchio mozzato nel prato, cadrà in una spirale di criminalità, attratto dal fascino di una vita nascosta e sensuale (incarnata dall’iconica Dorothy di Isabella Rossellini). Sam invece trova a terra uno scoiattolo morto aperto in due, presumibilmente dilaniato da un cane. I cani hanno un ruolo molto importante e allegorico nel film: da una parte si parla dall’inizio di un assassino di cani invidioso del successo degli animali nel business dello spettacolo, d’altro canto spesso viene accostato l’urlo (specialmente femminile) a un abbaio. L’esternazione del cane che abbaia aggressivamente attorno a lui rappresenta la repressione (sessuale e sociale) del protagonista, che come Jeffrey si avventura in locali surreali e ambigue comitive. Parte della spinta sensualità del film sono sicuramente anche la pubblicità ed i messaggi subliminali nascosti. Altro parallelismo con Lynch è sicuramente la spettralità di una Los Angeles che ricorda tanto quella di Mulholland Drive, con tanto di ambigue leggende come la Donna Civetta. Un altro regista di cui si può cogliere qualche omaggio è Alfred Hitchcock, la cui locandina de La Finestra sul Cortile si trova nella camera di Sam e che assieme a Vertigo è una delle influenze cardini del film e del protagonista: anche qui un personaggio che osserva dalla finestra, invaghito di una donna misteriosa e che cerca risposte dopo la sua scomparsa. Questo essere totalmente stralunato di Sam aiuta a catapultare la prospettiva nel suo punto di vista, quello di un giovane sballottato da una città che forse non conosce per niente. Ecco anche perchè i suoi comportamenti possono risultare ambigui e talvolta sessisti.

Non c’è nulla da capire?
–Cosa dice quell’uccello?
-Onestamente me lo sono sempre chiesta ma non ne ho idea
Il film inizia e finisce col pappagallo dell’avvenente quanto avanti d’età vicina di casa del protagonista. Durante il film il gracchiare del volatile accompagna le scopate di Sam con una giovane attrice, con una escort e con la proprietaria stessa. Under the Silver Lake finisce quando Sam smette di farsi domande e decide di “prendere la pillola blu”, contemplando la sua casa venire requisita con un ghigno di sollievo. Il finale ha infastidito diversi spettatori che cercavano una soluzione più chiara dell’intrigo, ricollegando tutti gli svariati avvenimenti dell’indagine. Invece, la bellezza del film risiede proprio nel suo non dare risposte. Il continuo venire scaraventato da una parte all’altra con l’uso costante di svenimenti o allucinazioni delinea man mano le oscure strade della città. Anche nella nostra società i quesiti sono innumerevoli ma le risposte si contano sul palmo di una mano, specie quando si parla di élite e star system; l’alternarsi di realtà e finzione nell’opera porta ad uno dei dialoghi più autentici del cinema moderno.

In un momento di svago Sam e Buddy parlano dell’alienazione che vivono dando la causa ad una “grande coscienza collettiva tecnologica”; l’ambientare questo (a tutti gli effetti) neo-noir nella modernità ha dato modo di mostrare come viene fruita una notizia quando la si ha a portata di un click grazie ai telefoni, si pensi al momento in cui tutti alla festa scoprono del ritrovamento del cadavere del padre di un’invitata, o di come la tecnologia accompagni ossessivamente ogni nostra azione, basti pensare alla stravagante suoneria del protagonista che spesso spezza momenti totalmente riflessivi. Sono in generale gli schermi, le pubblicità, i cartelloni e addirittura la segnaletica stradale parte di questo sistema schematico ed alienante che il film evidenzia e ci mostra a pieno in tutte le sfaccettature. E i R.E.M come accompagnamento musicale. Dare una risposta a tutto questo schema avrebbe sminuito la sua cripticità e il suo impatto nella nostra realtà. L’elemento che lascia più sbigottiti è quindi il risalire dalla tana del bianconiglio di Sam, che per la prima volta sembra voler rimanere nell’illusione di un’apparente normalità, dimenticandosi dunque ciò che accade sotto la superficie del Silver Lake.

Under the Silver Lake merita una visione attenta. È un’esperienza forse non adatta a tutti allo stesso modo, ma se riesce a toccare le corde giuste è un film che rimarrà impresso indelebilmente nella memoria dello spettatore per diversi anni. Un vero e proprio viaggio come se ne sono visti pochi nel cinema post 2010.

