Joachim Trier non è un nome nuovo per la maggioranza dei cinefili, il regista norvegese infatti dopo gli interessanti esordi in patria (si ricordano opere come Reprise o il bellissimo Oslo 31 Agosto) è salito alla ribalta internazionale grazie a La persona peggiore del mondo, sorta di coming of age post moderno che dopo un’accoglienza trionfale a Cannes (dove la protagonista Renate Reinsve vinse il premio alla miglior attrice) arrivò più o meno ovunque, costruendosi negli anni lo status di nuovo cult generazionale.

La forza di quel film stava tutta nella capacità di ritrarre ansie e timori dei 30enni di oggi, con una poesia che emergeva soprattutto nella capacità di Trier di scavare a fondo nei suoi personaggi attraverso un uso fortemente “emotivo” di primi piani, inquadrature e luci (in effetti il suo cinema è molto più costruito e articolato di quanto potrebbe sembrare all’apparenza). Le sue storie, semplici e riguardanti i rapporti umani, hanno la forza del grande cinema perchè la regia di Trier riesce a sprigionare il valore sentimentale di ciò che inquadra, nei suoi film i primi piani si fanno paesaggi (parafrasando Bergman) e gli stessi paesaggi (rigorosamente norvegesi) riflettono stati d’animo intensi e vivi (come dimenticare ad esempio il cielo rosa che illumina Oslo e la giovane e sconsolata Julie in The Worst Person in The Word).
Trier riesce a far risaltare nelle inquadrature il valore sentimentale si è detto, ed è proprio Sentimental Value il titolo del suo nuovo film (vincitore del Gran Premio della Giuria a Cannes) in cui ritrova Renate Reinsve oltre ad un cast internazionale composto fra gli altri da Elle Fanning e da Stellan Skasgård. Il film verrà distribuito prossimamente in Italia da Lucky Red.

Skåsgard interpreta un anziano regista (Gustav Borg) che dopo 15 anni decide di dirigere un nuovo film, dall’impronta fortemente autobiografica (probabilmente stimolato dalla recente morte della moglie).
La presenza di Gustav al funerale della moglie lascia spiazzate le figlie Nora (Renate Reinsve) e Agnes (Inga Ibsdotter).
Gustav è sempre stato un padre assente, una figura che non è riuscita a dare alle figlie quella stabilità emotiva di cui avrebbero avuto bisogno (in particolare Nora che sembra soffrire di una qualche forma di depressione).

Perchè Gustav si è ripresentato in famiglia? Pare voglia scrivere un nuovo film, dopo anni di silenzio cinematografico, e nello stesso script sembra aver convogliato un po’ tutta la sua vita vissuta: dal suicidio della madre fino ai tratti caratteriali di sua figlia Nora, a cui proporrà il ruolo da protagonista.
Sarebbe stato molto semplice per Trier calare addosso a Renate Reinsve un ruolo uguale a quello che già l’ha resa celebre in La persona peggiore del mondo ed invece, laddove la Julie del film precedente era piena di vita ed in febbrile ricerca di risposte, Nora in Sentimental Value appare una donna stanca, affaticata, quasi senza la forza per andare avanti, svuotata da una vita complessa.
Renate Reinsve incarna una donna che rifiuta il ruolo propostole dal padre, che aveva scritto e pensato per lei, un modo per Gustav di operare una complessa ricucitura di un rapporto padre-figlia spezzato e sofferente.
C’è molto di Bergman in questo concetto: tentare di ricostruire un rapporto morto nel quotidiano per tramite del cinema. Poichè non ha il coraggio di avvicinarsi realmente alla figlia e di parlarle ecco che Gustav tenta di portare il rapporto su un’altro piano: quello della finzione scenica, quello in cui la figlia Nora può divenire altro da sè stessa e mescolarsi con la madre stessa di Gustav (morta suicida), divenire dunque per Gustav un’idea, pura, semplice.
Ma gli esseri umani non sono puri e semplici, Nora rifiuta il ruolo che il padre aveva scritto per lei, non sa neppure lei perché lo fa.

Il ruolo va dunque a Rachel Kemp (Elle Fanning), attrice americana in cui probabilmente Gustav ritrova il piacere del cinema ma che non può esser Nora, dunque tramite il trucco e tramite una parrucca per capelli Gustav stesso tenta di ritrovare la figlia nel volto di Rachel (Rachel che è bionda naturale laddove Nora è mora, ancora una volta il doppio che si ripete: suggestione, quella delle due donne che si confondono fra loro, che nasce in Persona di Bergman e arriva sino a Mulholland Drive di David Lynch).
Quello che Gustav tenta di fare è (parole sue) un cinema che esplori i volti, gli occhi, che renda visibile l’invisibile e la stessa idea sembra appartenere a Trier.
Sentimental Value è lontano da The Worst Person in the World nella stessa misura in cui una persona adulta è lontana dal sè adolescente, se infatti il film precedente rifletteva sullo smarrimento giovanile Sentimental Value si specchia in uno smarrimento più adulto (che è sia quello di Gustav sia quello della figlia Nora).
A non cambiare però è il peso emotivo, ancora una volta trattato da Trier in maniera intelligente ed empatica.
È questo e tante altre cose Sentimental Value: un rapporto padre-figlia, il conflitto fra vita e cinema, la speranza irrisolta nel tentativo di sanare tramite l’arte le ferite lasciate dal tempo.

Tutto si può riassumere in un’immagine: due sorelle che piangono e si abbracciano, sanno che forse le cose potevano andare meglio ma sanno anche di essere ancora lì, forse spaventate e ferite ma in piedi, insieme.

