[Venezia82] Portobello: Il caso Tortora secondo Bellocchio

Alla Mostra del cinema di Venezia 2025 sono state presentate, in anteprima mondiale, le prime due puntate di “Portobello“, nuova miniserie prodotta da Hbo che ripercorre la vicenda del clamoroso errore giudiziario riguardante Enzo Tortora, celebre conduttore televisivo di Portobello ed erroneamente associato alla camorra ed arrestato.

Enzo Tortora è interpretato da Fabrizio Gifuni che restituisce, per quanto visto nelle prime due puntate, un uomo in continua ricerca di successo e approvazione mostrandone luci e ombre.
La grandezza della regia di Marco Bellocchio, chirurgica e a tratti sospesa, restituisce luci e ombre del periodo storico e del contesto sociale che la circondavano.
Non mancano riflessioni anche taglienti su quanto Portobello fosse per sua natura “nazional-popolare” (memorabile una scena in cui una donna fa una maligna stoccata a Tortora in riferimento al suo continuo proclamare e sfruttare “i buoni sentimenti”).

La grandissima qualità del lavoro di Bellocchio oltre che nell’espressività mimetica di Gifuni sta nella ricostruzione storica che non trova tanto la sua massima forza nella semplice scenografia o nei costumi (dove anzi ,come molto spesso in Bellocchio, c’è un lavoro di trasfigurazione), a dar forza alla messa in scena è proprio la precisione sociale e culturale con cui vengono inquadrati caratteri, tipi sociali, modalità di pensiero.
Un calderone culturale e sociale in cui Bellocchio (insieme agli sceneggiatori Stefano Bises, Giordana Mari, Peppe Fiore) inserisce ammiccamenti, riflessioni e mostra aspetti diversi della società italiana del tempo: una società in pieno boom economico, ammaliata dalla televisione e, per lo più, ancora fiduciosa nella politica e nel progresso.

Portobello, in fondo, ha rappresentato con i suoi pregi e le sue debolezze “strutturali” (in primis il “certo” tipo di pubblico, cattolico e ipocrita, che guardava la trasmissione, come viene ricordato nei discorsi familiari in casa Tortora). Guardare la serie significa dunque fare un resoconto di cio’ che siamo stati come Paese e delle scelte “politiche” che hanno segnato la storia d’Italia (sono vari i riferimenti alla DC, al caso Moro, alla vita politica e sociale con questioni riguardanti il divorzio o la lotta alla mafia).

Dopo Esterno Notte un regista come Bellocchio continua a dimistrare estrema modernità nella sua capacità di utilizzare il mezzo serie sapendo convogliare comunque idee cinematografiche ed un pensiero profondo (che non si arrende mai alle logiche “seriali” ma anzi le sfrutta a suo favore).

Marco Bellocchio sul set di “Portobello”.

Memorabili alcune scene, da citare senza dubbio quella della famosa ipnosi in cui tramite televisione milioni e milioni di italiani si ritrovarono con le mani attaccate senza la possibilità di separarle.
Una scena che senza parole racconta dell’ammaliamento verso la televisione, di un Italia forse ingenua ma ancora capace di credere alla magia e al sogno (ben lontani dal cinismo moderno).

Portobello, al netto di una visione non completa, ha tutte le carte in regola per continuare a stupire e a mostrarci ipocrisie e qualità di un Italia e di un personaggio protagonista (per sua sfortuna) di una vicenda rimasta iconica, nel bene e nel male.
Notevolissimo il lavoro di recitazione (da citare Romana Maggiora Vergano che si riconferma capace interprete dopo C’è ancora domani).

Ancora una volta distribuita all’estero (Bellocchio è sempre richiestissimo) e ancora una volta il pensiero non puo’ che essere lo stesso: per capire l’Italia, nel suo pensiero e nel suo tessuto culturale profondo, basta guardare i film di Marco Bellocchio.

Classificazione: 4 su 5.

Lascia un commento