[Venezia82] How to Shoot a Ghost – Eternare un’immagine

Due giovani appena defunti, un fotografo (Jesse Buckley) e un traduttore,  vagano per le strade di Atene. Incontratisi dopo la morte, esplorano le loro vite passate, lottando con i desideri irrisolti e gli errori commessi. Presentato alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia, How to Shoot a Ghost è l’ultimo cortometraggio di Charlie Kaufman, ormai celebre autore/regista visionario. Di recente aveva realizzato un altro cortometraggio che vi consigliamo assolutamente di recuperare: Jackals & Fireflies (2023), e lo trovate su YouTube.

Ad un certo punto nella vita la bellezza del mondo diventa troppa. Non hai bisogno di fotografarla, dipingerla o ricordarla. È troppa.      Toni Morrison

Catturare un’immagine di per sé è poetico. Riuscire a eternare un momento su un pezzo di carta, su un quadro o su pellicola cinematografica. I due protagonisti di questo film sono alcuni dei tanti fantasmi che si aggirano per le strade, anime incomplete alla ricerca di risposte ed identità. Ed è proprio questo che fanno loro, alternando prima e terza persona, presente e passato, cercando di ricordare i loro ultimi momenti, la loro vita e il loro posto nella società. Atene è lo sfondo perfetto, una città costruita sulle rovine, il cui marmo persiste e convive con le quotidiane disavventure metropolitane di chi vi abita.

Un’Atene vissuta dal personale punto di vista della fotografa interpretata da Jessie Buckley (già protagonista di I’m thinking of ending things), che ci accompagna per le strade della città. I due protagonisti camminano come fantasmi di epoche lontane, e in ogni inquadratura Kaufman infonde un colore determinante: dai capelli tinti di blu ai colori del tramonto, fino a fondersi con la pellicola stessa. Uno scenario dove tutti sembrano fantasmi, ipnotizzati a tal punto da dimenticarci di ciò che c’era prima.

Nella contemporaneità siamo circondati da tutte le conoscenze e le scoperte di chi ci ha preceduto, dagli autori greci che traduce il protagonista maschile agli stessi uomini che hanno messo mattone su mattone per erigere costruzioni sulle quali camminiamo ogni giorno. Siamo tutti di passaggio. Kaufman ci mostra questa transitorietà in un mondo in cui neanche un singolo passo ha un peso. È tutto così vago. Come se ci fossimo dimenticati cosa voglia dire esseri umani. O meglio, lo abbiamo banalizzato. I due personaggi del corto rivivono le sensazioni più semplici della vita, quelle impercettibili a cui non diamo più conto. Vedere How to Shoot a Ghost equivale a vivere 30 minuti liberi da ogni canone narrativo o cronologico, guidati solo dal narrare di due personaggi persi, che si trovano e scompaiono all’alba, e di cui rimangono solo preziosi scatti sulla sabbia. Scatti di un’umanità passata in secondo piano.

Classificazione: 3.5 su 5.

       

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