[Venezia82] Remake di Ross McElwee – Testamento e Autoaccusa

Remake è il nuovo film di Ross McElwee presentato all’82°sima Mostra del Cinema di Venezia che attraverso il documentario ruota attorno alla morte per fentanyl del figlio, Adrian.

McElwee è sempre stato uno dei registi più autobiografici nel panorama documentaristico, intrecciando il sociale e la storia con la sua vita privata e la sua famiglia. Celebre il suo Sherman’s March (1986) , che parte come una riflessione sull’era di proliferazione delle armi nucleari e diventa poi un diario personale sulla possibilità dell’amore in un periodo ambiguo della sua vita. Sherman’s March è centrale anche in Remake: il titolo del film infatti è dovuto alla documentazione del periodo in cui diverse case di produzione volevano rifare il film di McElwee rendendolo narrativo. Nel primo tempo in particolar modo ci si perde tra presente e passato, tra uffici e contratti da firmare, e tra filmati di Sherman’s March che si riflettono anche sulla quotidianità del regista (viene mostrata la ripresa di Ross al primo incontro tra un’attrice del film ed il figlio Adrien, all’epoca neonato). Sicuramente una delle due facce del film, lo sguardo al passato (la figura paterna), ciò che ha diretto e lo ha reso chi è (e forse ciò che desidera diventi il figlio).

Un giovane Ross McElwee

McElwee è senza dubbio una personalità eccentrica, ambigua e forse un po’ complessata, un uomo che non ha paura di mostrare la sua totale dipendenza dal riprendere, il suo a volte inopportuno portare la macchina da presa anche nei luoghi meno appropriati. Un tic? Un bisogno. Forse alienante. La malata quanto romantica (e a suo modo geniale) convinzione che la realtà è quella che personalizzaziamo noi con la macchina da presa. Ed effettivamente  guardando Remake si finisce per conoscere Ross McElwee, i suoi legami familiari, i suoi film, quanto questi hanno avuto impatto sulla sua vita, le sue abitudini e l’essere un regista indipendente nel corso degli anni con tanto di sporadici filmati di vari festival (anche Venezia). Sono questi gli elementi che involontariamente costruiscono il declino di un uomo qualunque con una famiglia a cui vuole bene, non un evento determinante, ma piccole scelte sbagliate o discutibili, momenti che tutti potrebbero vivere o vedere vissuti dai propri figli. E la semplicità di questo narrato rende Remake un film anche solo concettualmente per tutti, un trattato umano sul dolore della perdita e dell’andare avanti nella vita, narrato con un filtro cinematografico/documentaristico e con un tono quasi da auto accusa.

Nel lutto si è spaesati. Spesso si tende a dire cose che non si pensano o agire impulsivamente. Spesso ci si rifugia nella propria comfort zone, per Ross la sua telecamera. Conosciamo Adrian come tutti gli altri membri della sua famiglia e lo vediamo crescere e cambiare; indubbiamente in questo cambiamento è molto presente la visione di Ross, un padre che vede suo figlio passare per l’adolescenza, cambiare passioni o idee lavorative… Neanche qui Ross si risparmia mai e come molti potrebbero pensare non finisce per far diventare suo figlio un martire. Cerca proprio di inquadrare il suo continuo declino nella dipendenza da fentanyl per non mentire a sè stesso e guardare la verità negli occhi. Il cambiamento nel corso del film lo si percepisce anche attraverso le scelte di determinati personaggi, come quello della prima moglie di non voler più essere ripresa, scelta che Ross accetta con mestizia. Emblematico il suo secondo matrimonio, celebrato con una telecamera in mano (una anche per la nuova moglie), da una parte ritratto alienante di un uomo che vive in un’altra realtà in uno dei giorni più importanti della sua vita, dall’altro il desiderio di catturare quell’amore nella sua maniera più sincera; e poi il ricovero di Adrien, durante il quale ancora una volta – quando ogni altro padre avrebbe messo da parte tutti i suoi interessi – Ross porta con sè la sua telecamera.

E Adrien? Quanto è importante la relazione tra lui e la telecamera? La tela che Ross tesse per due ore di film non va mai dritta al punto e si ferma a contestualizzare ed imbastire relazioni, tra esseri umani, tra oggetti , anche tra esseri umani ed oggetti. Tirando le somme però, Ross si sente causa della morte di Adrien. Sente che quella che per lui è stata una scelta (allontanarsi dalla realtà) sia stata invece per il figlio l’inevitabile conseguenza di una vita in cui quel sottile filo tra vero e falso non è mai stato veramente definito. Una vita di festival, riprese, idee per fare soldi, alcool e droghe. Alcuni dei momenti più affascinanti del film sono quelli in cui Ross lascia parlare Adrien montando nella pellicola piccoli vlog diretti da lui, anche qui senza cancellare nulla. Quale orgoglio può superare quello di un padre che vede suo figlio avvicinarsi alla sua stessa passione nella sua via più personale? Adrien è molto legato al padre e non lo nega neanche in età adulta, vediamo che conosce bene i suoi film, le sue scelte commerciali (c’è con lui un dibattito molto interessante sull’idea di vendersi per realizzare un remake di Sherman’s March) e lo supporta in questa sua ossessione. Eppure a fine film solo una delle due voci imperanti continua a parlare. Una voce spezzata che chiede scusa al figlio per ogni suo errore, che teme di esser stato lui la causa indiretta di ciò, ma che gli fa la dedica migliore che si sarebbe mai potuta fare, quella di un padre. Un padre che sfoggia orgoglioso i disegni di suo figlio, i ricordi vissuti insieme, anche i momenti più bui.

Fotografare o filmare è il nostro unico modo per catturare un momento. Per poterlo rivedere e dire che c’è stato. Per poter immortalare cari che non ci sono più o tenersi strette persone lontane. A dirlo sembra un’ovvità, ma noi esseri umani siamo persone più semplici di quel che crediamo di essere. E McElwee ci parla del suo dolore, dell’uomo che filma la sua vita, e riflette su cosa voglia dire esserne testimone, e cosa significhi restare quando qualcuno che si ama profondamente non c’è più. Anche se alla fine di tutto l’unica cosa che rimarrà sarà una fotografia o un disegno.

Classificazione: 4.5 su 5.

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