L'agente segreto

L’agente segreto – Quella bizzarra e isterica dittatura

ANALISI SPOILER

L’agente segreto (O Agente Secreto) è un film diretto da Kleber Mendoca Filho con protagonista Wagner Moura presentato alla scorsa edizione del festival di Cannes dove ha vinto la miglior regia e il miglior attore. È attualmente candidato per 4 Oscar tra cui anche Miglior Film (anche Miglior Attore Protagonista per Moura, il primo brasiliano in assoluto ad essere candidato). La storia ruota attorno ad Armando (Moura), professore universitario in fuga dopo essere andato contro un ricco imprenditore che attende di poter espatriare col figlio, ma è braccato da due assassini.

PERCHÉ BIZZARRO?

Il film si apre con una collocazione temporale, quella del 1977, una geografica, il Brasile, e una concettuale, un panorama all’epoca pieno di bizzarrie. L’uso della parola “bizzarro” prefigura il succo dell’opera:Filho non parlerà delle dinamiche politiche della dittatura militare brasiliana, ma delle conseguenze che ha avuto sui brasiliani. Dall’imperante corruzione, all’omofobia e alle isterie urbane di massa. La curiosa sottotrama della gamba pelosa (perna cabeluda) è ispirata a una diceria che imperversava in quel periodo per le strade, e qui andando contro la coppia omosessuale o i giovani rappresenta la durezza e il controllo del regime sui cittadini. Vignette, trasmissioni radio, credenze danno sempre più importanza ad una vicenda che appare di sfondo a ciò che succede al nostro protagonista Armando, ma che prende sempre di più il sopravvento nel panorama che l’uomo in fuga attraversa. Parliamo di una nazione che ha continui incubi, che si sente suggestionata da un film di possessioni ma che banalizza le morti (specie nel periodo del Carnevale, 91 che ci si prospetta arrivino a 100). La suggestione per gli squali porta la gente a rifugiarsi ai matinee per rivedere ancora una volta Lo Squalo (il cinema è molto presente all’interno della storia, essendo il suocero di Armando un proiezionista). Il capolavoro di Spielberg finisce per diventare un vero e proprio taboo per Fernando, il figlioletto di Armando che vive con i nonni materni e sogna di poterlo vedere un giorno, essendo troppo piccolo. Eppure questa sua ossessione lo porta a continuare a disegnare la locandina, guardare appassionatamente cartoni animati con dentro gli squali e avere incubi anche solo immaginandosi il film da quel poco che gli è a disposizione. Un’isteria che parte dall’informazione (giornali, radio) e che può essere esorcizzata solo affrontandola.

Armando ci scorta a bordo della sua macchina all’interno di quest’isteria mentre appaiono i titoli di coda, un momento riflessivo ma non lento (spesso piega i tempi apposta per far salire la tensione, come nell’inseguimento finale) che preannuncia la costruzione graduale e che si prende i suoi tempi di tutto il film, che gioca spesso con lo spaesamento narrativo per poi riunire tutti i puntini mancanti. Da poliziotti che chiedono una mancia per una perquisizione, al menefreghismo di un benzinaio per il cadavere di un furfante accanto alla sua officina, all’imminente arrivo del Carnevale, il protagonista nascosto del film. Il culto carnevalesco che in Brasile è sacro viene qui percepito anche con l’indifferenza di Armand, protagonista libertino ma con altre priorità, che incontra inquietanti maschere e si destreggia in ingombranti parate. Anche gli ufficiali si presentano al lavoro coperti di brillantini e con tanto di rossetto. Il Brasile del 77 puzza, attrae, disgusta, ammalia e spaventa, è pulsante e presente, nei fondali, nelle azioni e soprattutto nei volti. Volti sporchi, incattiviti, disillusi. Non servono lunghe spiegazioni per parlare di una dittatura , basta mostrate le ferite che lascia sul viso delle sue vittime.

LA RIVOLTA DECOSTRUITA

In un 2025 cinematografico in cui l’idea di rivoluzionario ha riecheggiato parecchio grazie all’americano Paul Thomas Anderson, la rivoluzione di Filho è nelle intenzioni e spesso anche nell’impossibilità di rivoltarsi. L’etichetta del “rivoluzionario anarchico” la si rigira tra le mani nel rifugio di Dona Sebastiana, anziana ex attivista che ospita Armando e altri figli della causa. Il rifugio non è un romantico propagarsi di idee e colpi, ma uno sguardo agli arrendevoli esiti delle vite di personaggi emarginati e costretti a nascondersi. L’Agente Segreto non è altro che una scritta in un trailer che Armando guarda nel cinema del suocero, un attributo ingannevole che romanticizza intrighi politici e una figura più comune del James Bond di turno.  Non ci sono rivoluzionari pronti a far esplodere banche e a scopare mentre lo fanno (come nel meraviglioso Una Battaglia dopo l’altra), ma persone pregiudicate, che hanno perso mariti, nipoti, che sono allontanate dai loro cari, e anche un gattino giano.

RICORDARSI E DIMENTICARSI NEL TEMPO

Armando cerca il documento d’identità della madre e viene assunto in un’ufficio d’identificazione comunemente usato come questura, parla alle cornette pubbliche in mezzo alla strada, è tutto fuorchè segreto. È figlio di quella generazione di mezzo che cerca di ricordare i valori delle vecchie, ricordando però anche i traumi ( si pensi alla scena del belga che mostra le sue ferite). Pur andando con altre donne Armando ricorda la moglie (anche lei emancipata e aggressiva quando serve battersi contro i capitalisti che inseguono Armando). Suo figlio Fernando invece soffre l’involontaria e diffusa colpa del dimenticare, troncando il passaggio generazionale di valori e paure. Anni di violenza per le strade, raggiri dei più potenti che, come accaduto con Armando, puntano il dito e appestano chi va contro di loro uniti alla bizzarra cultura e iconografia del Brasile. Violenza e tradizione. Passanti che vedono un cadavere, gli coprono il volto con un giornale e accendono un lumino. E poi c’è la generazione ancora dopo, quella che della spietata dittatura ha solo registrazioni di cassette e articoli di giornale, appartenenti a un’epoca antecedente alla digitalizzazione e quindi con tutte le ambiguità della censura e della frammentazione di notizie. Una generazione che ha già sulle gambe quella che verrà dopo, ma che nel mentre lavora al computer per trovare risposte non sempre chiare.

LE DUE FACCE DELLA DITTATURA

Un film recente simile sia a livello di tematiche che a livello di riscontro è sicuramente Io Sono Ancora Qui di Walter Salles, uscito l’anno scorso e vincitore del Premio Oscar al miglior film internazionale, nonché portatore della seconda nomination in assoluto di un’attrice brasiliana agli Oscar per Fernanda Torres (la prima e’ stata sua madre Fernanda Montenegro). Un caso sicuramente più messo a fuoco e centrale quale quello del sequestro di Reubens Paiva, con la prospettiva della moglie e della famiglia totalmente impassibile davanti al trauma della dittatura nel corso degli anni. Anche in questo film il finale è ambientato ai giorni d’oggi,anni dopo la fine del terribile ventennio, ma con personaggi che hanno addosso ancora le ferite di ciò che è accaduto. Da una parte Eunice invecchiata, interpretata dalla madre della Torres, la Montenegro, in precedenza feticcio dello stesso Salles, che vive in mezzo alle nuove generazioni della sua famiglia come un vecchio pezzo di storia che ha fatto il suo tempo, un peso in carrozzina dolce ma malinconico. Dall’altra Moura interpreta anche il figlio di Armando cresciuto, Fernando, ormai diventato dottore in un ospedale dove prima si trovava il cinema del nonno, che invece non lo ricorda il passato. Come già nella letterina al padre aveva detto da piccolo di aver dimenticato la madre ormai ha perso memoria anche di Armando e ciò che gli torna in mente della sua gioventù è solo per sentito dire. Se da una parte la morte di Reubens è il fulcro della storia, dall’altra apprendiamo della morte del protagonista al quale ci siamo affezionati tramite ritagli di giornale 50 anni dopo, spersonalizzando totalmente l’importanza di un comune cittadino in quegli anni. Eppure per Fernando l’isteria di quegli anni è terminata, ha visto Lo Squalo, e da quel momento ha smesso di avere gli incubi di un tempo.

Classificazione: 4 su 5.

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