Il coreano Hong Sang-soo ritorna come ogni anno alla Berlinale per presentare il suo ultimo film, The Day She Returns (Geunyeoga doraon nal), con protagonista la sua attrice feticcio Song Seon-mi. Il film inquadra un’attrice, Bae Jeongsu, che torna a recitare al cinema dopo più di 10 anni ed è alle prese con la campagna promozionale del suo ultimo film. Dopo tre interviste consecutive si dirige verso un corso di recitazione che ha iniziato a seguire e comincia a praticare un interessante quanto singolare esercizio di memoria e naturalezza: ripetere i veri dialoghi pronunciati durante l’intervista come se li stesse recitando.

Non vediamo mai il regista del film nel quale Jeongsu recita, sentiamo solo la voce, come non vediamo mai la regia di Hong, ma ne sentiamo la presenza. Si siede accanto alle sue attrici, ascolta e evidenzia pochi ed essenziali dettagli. Il minimalismo tecnico ormai sempre più viscerale del regista qui acquista una linfa ancora più nuova: in un ampio frammento la regia si mescola con una ripresa diegetica tra due personaggi e la camera fissa durante le interviste unita al bianco e nero e alla povertà della scenografia circostante isola i protagonisti e fa concentrare sulle loro parole.
Il cinema di Hong è un cinema di dialoghi e naturalezza. Qui, ancora più del solito, i dialoghi sono traccia della nostra superficialità del vivere, del nostro non renderci conto di ogni parola che sillabiamo e della forza delle parole. E dove se non durante l’intervista di un personaggio famoso si tiene a mantenere un certo rigore, evitando parole che possano essere fraintese e gravare sul film.

Ogni nostra affermazione, che sia un’informazione o una negazione, ci fa conoscere qualcosa in più di noi. Bae Jeongsu non la vediamo mai al di fuori del suo ambiente lavorativo, che siano interviste o allenamento, eppure riusciamo a ricostruire un quadretto preciso di lei, della sua vita con le sue priorità e dei suoi precetti morali. Se la prima intervista ci parla del suo divorzio e della difficoltà che trova nei rapporti umani, nella seconda vediamo affiorare una critica alla nuova generazione, dalla protagonista definita troppo dark, con lo sprono ad amarsi di più, e nella terza la sua dedizione nel seguire un corso di recitazione alla sua età e con la sua gavetta già fatta da un po’. Apprendiamo di sua figlia, del suo affetto per il suo cane, secondo lei tutti i cani dovrebbero essere angeli, e la vediamo concedersi ogni volta un bicchiere o un caffè. Negli intervalli fuma e ripensa interdetta a ciò che ha detto prima.

Un altro importante focus è la scrittura. La prima giornalista dice di avere la mente troppo disordinata per esprimere di getto un parere e ormai ha il vizio di riuscire a farlo solo dopo averci scritto qualcosa sopra. L’esercizio di Bae si basa sul riscrivere, come se li ricorda, i dialoghi della giornata. Ma se li ricorda? Perché si ferma? Le parole sono le sue. E qualunque tipo di montaggio avrebbe solo gravato alla riuscita della sequenza 5, quella tra Bae ,che prova a interpretare le sue stesse parole, e la sua interlocutrice. E nei punti salienti il metacinema di Hong la trancia.

