Parthenope – La verità è indicibile

Con Sorrentino mi viene naturale scrivere in modo meno distaccato, senza dare troppo peso ai formalismi che piacciono a critici e cinefili. Prima di vedere Parthenope (in anteprima) avevo letto un articolo che parlava delle canzoni scelte da Sorrentino per questo suo nuovo film, che uscirà il 24 ottobre. Una delle tracce è Era già tutto previsto di Cocciante, subito pensai che mi sarei trovato davanti a un’opera profondamente malinconica – e quindi, forse, non per tutti. Non che io sia particolarmente fan di Cocciante, ma quella canzone riesce a evocare amori non corrisposti o perduti nel tempo con una malinconia struggente.

Come immaginavo, il nuovo film di Paolo Sorrentino sta già dividendo pubblico e critica (non soltanto a Cannes), e spesso accade quando un regista realizza qualcosa di profondamente personale, senza pensare troppo a compiacere lo spettatore. Un suo film che attirò ancora più critiche fu Youth – La giovinezza, un’opera dove probabilmente il regista si è sentito più libero di muoversi e rischiare. Ammetto di avere un debole anche per Youth – pur non essendo all’altezza di Parthenope – ma penso che i due film abbiano diverse cose in comune. Entrambi vengono dopo i suoi due film più apprezzati e di successo: La Grande Bellezza (2013) e È stata la mano di Dio (2021). Sorrentino parla spesso di libertà, e credo che Youth e Parthenope siano proprio i suoi due film più liberi e anarchici. Non necessariamente i più visionari, ma quelli dove non si è preoccupato minimamente di avere tutto sotto controllo. Parthenope è un film fatto con sentimento, e non sono così necessarie le analisi che cercano di ragionarci troppo, spiegandone ogni metafora e simbolismo.

Chi è davvero Parthenope? Come la città di Napoli, sono le persone che incontra ad animarla, l’unica certezza che abbiamo è la sua irresistibile bellezza e il fascino misterioso che la circonda. Perché, allora, aspettarsi che questa ragazza (interpretata da una splendida Celeste Dalla Porta) si comporti in modo più realistico? Una personalità troppo definita l’avrebbe resa simile a tante altre, facendole perdere parte di quel fascino enigmatico e la sua unicità. La recitazione di questa giovane protagonista non è sempre impeccabile ma è incredibilmente perfetta e memorabile per questo ruolo. Come anche il resto del cast, oltre ai due bravissimi Daniele Rienzo e Dario Aita, ritroviamo Silvio Orlando che lascia il segno come al solito; Gary Oldman invece è uno scrittore alcolizzato in vacanza a Capri, Luisa Ranieri è Greta Cool l’attrice in declino, Isabella Ferrari è una misteriosa insegnante di recitazione, Peppe Lanzetta è un vescovo esuberante, e infine un’icona del nostro cinema che è Stefania Sandrelli, qui nel ruolo di Parthenope nella parte finale. La vuotezza o presunta superficialità di alcuni personaggi (sospesi tra il farsesco e il grottesco) e le frasi a effetto sono da sempre una caratteristica del cinema di Sorrentino, penso dunque che sia da ingenui criticarlo basandosi su questi elementi. Per fortuna, in Parthenope, è il regista stesso a sottolinearlo in alcuni dialoghi.

Parthenope è un film che vive di suggestioni, anche nei suoi momenti più espliciti. Penso, ad esempio, alla scena di Capodanno e al modo in cui vengono usati i rumori dei fuochi d’artificio. Oppure alla scelta coraggiosa di una scena volutamente ridonandante che vede una stanza aprirsi per rivelare un personaggio che avevamo solo sentito. In Parthenope c’è tanta malinconia in cui perdersi – come accadeva anche in È stata la mano di Dio – ma anche molta speranza, quella forza che spinge a guardare avanti, senza più voltarsi indietro. A volte il passato torna prepotente con un’immagine o una canzone, sembra essere passata un’eternità anche per noi spettatori da quel viaggio a Capri. Anche per questo motivo, credo che uno spettatore troppo giovane possa ritrovarsi disorientato davanti a questo film, ma ovviamente dipende dalla sensibilità di ognuno.

La bellezza eterna di una città, di una donna, il mistero e il fascino che le avvolge. Non serve interrograsi troppo, come dice Parthenope: la verità è indicibile. Il mio consiglio spassionato è di vedere Parthenope senza pregiudizi. Se durante la visione vi trovate a pensare “non rispecchia le mie aspettative” (errore da evitare sempre), fermatevi un attimo, fate un reset mentale e poi lasciatevi trasportare. Vale anche per critici esperti, sono dell’idea che ogni film vada affrontato ad armi pari, per non compromettere l’esperienza. Personalmente, verso il finale, mi sono lasciato andare a un pianto liberatorio, più che con altri film di Sorrentino. Spero che anche per qualcuno di voi possa essere lo stesso.  

Era già tutto previsto, fin da quando tu ballando… 

Alcune dichiarazioni del regista che sintetizzano anche il mio pensiero post visione:

“La giovinezza è come una primavera che s’interrompe bruscamente” 

“Parthenope è un film molto sentimentale, dovreste cercare di piangere”

Classificazione: 4 su 5.

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