[Speciale] 3 film dal TOHorror 2024

Dopo il TOHorror Fantastic Film Fest, che purtroppo non ho potuto seguire in presenza, vi parlo di 3 film molto diversi fra loro che potrebbero rivelarsi visioni interessanti.

SOLVENT

Solvent, diretto e co-sceneggiato da Johannes Grenzfurthner, è un horror found-footage / mockumentary che esplora ossessioni e segreti oscuri legati alla storia. La trama segue un gruppo di investigatori intenti a studiare documenti nazisti e presunti fenomeni paranormali in una casa abbandonata in Austria. Tra cimeli e messaggi criptici, emerge il passato inquietante del luogo, mentre Ernst, uno dei personaggi (interpretato dallo stesso Grenzfurthner), si rivela discendente di un ufficiale nazista con legami con gruppi estremisti internazionali.

La tensione cresce anche grazie a alla colonna sonora di Pieter de Graaf, con una narrazione che alterna visioni surreali a esplosioni di violenza improvvisa, tracciando un ponte tra i traumi del passato e le ombre del presente. Al centro del racconto c’è il cameraman Gunner Holbrook, che, tramite il contatto con un fluido nero e apparentemente senziente, diventa simbolo di come i mali del passato possano infettare il presente. Girato nella fattoria del nonno di Grenzfurthner, il film riflette la connessione personale del regista con i temi della memoria storica, contribuendo a un’atmosfera claustrofobica e a immagini crude che suggeriscono una decadenza fisica e morale.

Solvent si distingue per un approccio anarchico al found-footage, intrecciando ironia e orrore per esplorare il peso opprimente della storia. Tra body horror e critica storica, Solvent alterna momenti grotteschi – come una possessione bizzarra e scene di contaminazione fisica – a sequenze visive che legano il presente a un passato oscuro. Molto interessante il montaggio che procedendo sembra sempre più pilotato dai pensieri intrusivi del protagonista. Grenzfurthner mescola immagini d’archivio, flusso di coscienza e uno stile narrativo straniante per riflettere sulla persistenza del male e delle ideologie estremiste. Solvent riesce piuttosto bene a scavare nelle ossessioni e nelle colpe nascoste, lasciando il pubblico a confrontarsi con l’eredità irrisolta del passato. Un film che fonde umorismo nero e terrore viscerale, e che lascia un senso di inquietudine anche dopo la visione. 

HOUSE OF SAYURI

House of Sayuri di Koji Shiraishi parte come un horror classico, seguendo la famiglia Kamiki che si trasferisce in una casa infestata dallo spirito di una bambina assassinata. Il film utilizza i tipici tropi dell’horror giapponese, ma la trama si sviluppa in modo imprevisto, introducendo il personaggio di Harue, che offre un contrasto interessante: una nonna affetta da demenza che si trasforma in una combattente per cacciare gli spiriti che infestano la casa.

Nonostante l’inizio promettente e la macabra esplorazione delle origini del fantasma, House of Sayuri si perde in questa sua struttura narrativa che cerca forzatamente di essere irriverente. La fusione di horror e commedia risulta troppo già vista, soprattutto con il brusco cambiamento che avviene nel terzo atto, portando avanti una vendetta comica. La combinazione di elementi horror e comici non funziona pienamente, perdendo subito quell’atmosfera cupa e minacciosa che ritroviamo in altri film del regista. Stenta quindi a trovare il suo equilibrio tra orrore e comicità, ma soprattutto a farne qualcosa di interessante nel panorama dell’horror contemporaneo. Insomma, sarebbe stato sicuramente più rilevante se fosse uscito negli anni ’80, ma merita comunque una visione se vi piacciono le horror-comedy. Ma siamo lontani dai suoi horror migliori, che restano i due mockumentary: Noroi e A Record of sweet murder.

FRANKIE FREAKO

Frankie Freako (2024), diretto da Steven Kostanski, è un omaggio giocoso e grottesco a diversi horror degli anni ’80, film come Gremlins, Critters e Ghoulies. La trama segue Conor, un uomo annoiato e insoddisfatto della sua vita, che, per sfuggire alla sua routine, chiama una linea per una festa e si ritrova invaso da mostri bizzarri guidati dal folle Frankie Freako. Questo inizio dà il via a una serie di eventi caotici, con creature assurde e un umorismo nero che permea ogni scena. Il film, con la sua estetica vintage e un ritmo frenetico, è un mix simpatico di horror e commedia.

Kostanski si distingue sicuramente per la produzione artigianale e l’uso di effetti pratici che ricordano i film cult degli anni ’80, creando una sensazione di nostalgia per gli appassionati del genere. Non all’altezza di The Void che resta il suo film più riuscito, questo Frankie Freako risulta più un divertissement che una rilettura del genere. Le potenzialità orrorifiche sono lasciate in secondo piano, in favore di gag visive e un umorismo che, per quanto divertente, può sembrare troppo infantile. Se da un lato offre una visione fresca e frenetica della commedia horror, dall’altro non riesce a lasciare un’impronta significativa. Il ritmo del film, con i suoi 78 minuti di durata, lo rende comunque scorrevole e divertente. Insomma, un tributo nostalgico per un pubblico appasionato degli anni ’80, piuttosto che un’innovativa proposta nel panorama horror contemporaneo.

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