[Film cult] Miriam si sveglia a mezzanotte – Vampirismo, erotismo e cinema

Esordio di Tony Scott, Miriam si sveglia a mezzanotte (in originale The Hunger) è un film del 1983 con Cathrine Deneuve, David Bowie e Susan Sarandon. I protagonisti sono Miriam (Deneuve) e John (Bowie), due vampiri che vivono mimetizzandosi tra gli umani. Miriam morse John molti secoli prima promettendogli vita eterna. Nel film però il vampiro si rende conto di star invecchiando precocemente da un giorno all’altro e chiede aiuto alla dottoressa Sarah (Sarandon) che finirà inevitabilmente invischiata con le due creature notturne.

Il film comincia in un locale notturno. Luci al neon e rumore continuo Peter Murphy, frontman dei Bauhaus, che guarda dritto in camera e comincia a cantare Bela Lugosi is Dead, la canzone cult della sua band. Miriam e John predano una coppia e andando a casa loro li ammazzano. Montaggio incrociato tra le loro uccisioni ed una scimmia rabbiosa (l’esperimento che sarà al centro del film).

Peter Murphy, Bauhaus

Poi, improvvisamente, calma piatta. Arriva il giorno e i locali oscuri e chiassosi lasciano il posto ad un appartamento elegante e luminoso le cui tende bianche spinte dal vento dominano sulle stanze. Al posto dei Bauhaus in scena c’è la musica classica. Già solo con questo inizio Tony Scott inquadra perfettamente la duplice natura del suo vampirismo. John e Miriam possono vivere senza problemi alla luce del sole e quando non sono alla ricerca di vittime si camuffano da borghesi insegnanti di musica. Il vampiro di Scott non muore mai veramente, però la sua giovinezza può svanire. Il vampirisimo ruota tutto attorno al concetto di giovinezza, una falsa promessa d’amore che Miriam fa ad ogni suo nuovo compagno, pur consapevole che dopo diversi secoli il corpo di costui o costei andrà a deteriorarsi. La sensualità di questa offerta e la brutalità della rinascita sono, paradossalmente, lo stesso dualismo mostrato ad inizio film.

Un altro interessante collegamento cinematografico si trova proprio nella canzone iniziale, Bela Lugosi is Dead, un titolo tanto ironico quanto malinconico. Bela Lugosi infatti, interprete di Dracula nell’omonimo film del 1931, ha vissuto tutta la vita nell’ombra del personaggio. Ospitate televisive e numerosi ruoli in B-movie, tutto ruotava attorno al conte immortale, mentre l’uomo che lo interpretava finiva però per invecchiare di giorno in giorno. Non era un segreto in quel di Hollywood la sua dipendenza dall’eroina, cosa che lo portò a vivere l’ultima parte della sua vita in povertà. Bela Lugosi morì in un letto misero e fu trovato dalla moglie dopo averlo lasciato per poco tempo da solo. Nei giorni antecedenti farfugliava di avere paura della morte. Eppure Bela Lugosi ancora oggi vive ogni volta che il suo conte Dracula appare in scena. Il divismo e il cinema sono un atto di vampirismo. E da una parte abbiamo l’icona glam rock David Bowie, artista poliedrico che oltre alla musica ha spaziato anche nel cinema, e dall’altra Cathrine Deneuve, una delle dive più importanti degli anni 60.

Nettamente diviso in due parti, la prima è tutta sul precoce invecchiamento di John. La vecchiaia viene mostrificata, non solo dal trucco prostetico applicato a Bowie ma anche dal suo cambiare di atteggiamento. La promessa non è più valida, o forse non lo era mai stata. Il punto di non ritorno è quando il John anziano uccide la giovane allieva di pianoforte, unico rapporto che i due vampiri avevano con gli esseri umani che ci fosse stato mostrato a schermo. E man mano che la sua pelle si raggrinzisce Josh perde l’eleganza borghese che lo contraddistingueva e diventa più instabile.

La trasformazione finale di John

Nella seconda parte invece è Miriam la protagonista mentre sceglie il suo nuovo interesse dopo aver sepolto John. La dottoressa interpretata da Susan Sarandon, successivo nuovo amore di Miriam, incarna bene l’effetto che questo vampirismo trasmette a chi ne cade vittima. La fame che dà in originale il titolo al film è un appetito carnale e reso con grande sensualità, come un bisogno fortemente ostacolato dal pudore. Un personaggio tiene a sottolineare quanto sia durata una visita tra Sarah e Miriam, andata a finire in un rapporto sessuale mai volgare, sempre posato ed elegante. I tempi distesi amplificano decisamente la sontuosità della storia.

La trasformazione di Sarah è una vera e propria unione saffica tra lei e Miriam, nonché un passaggio di testimone inevitabile. Infatti su questo il film è decisamente fatalista: nessuno dura per sempre, neanche se immortale. E quindi il vampirismo diventa anche discorso generazionale, portandosi dietro tutti i lati positivi e negativi della generazione passata. Serve sempre un rinnovamento, anche nell’erotismo stesso, affinché si evolva nelle future società.

Classificazione: 4 su 5.

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