[Venezia83] Bucking Fastard di Werner Herzog

Presentato all’83° Mostra del Cinema di Venezia, Buckin Fastard è il nuovo film del maestro Werner Herzog. Rooney e Kate Mara danno vita alle protagoniste del film, due sorelle che parlano allo stesso momento dicendo le stesse cose, molto scomodamente compiono gli stessi gesti e finiscono per dividersi lo stesso uomo.

Herzog ha spesso parlato di freaks. Per citarne alcuni: L’enigma di Kaspar Hauser (1974), Woyzeck (1979) e Stroszek (1977). Il focus del regista è stato quello di muoversi tra il freak e il punto di vista dell’opinione pubblica a riguardo, utilizzando non poco black humour e provando a far avvicinare lo spettatore alla mentalità stravagante dei protagonisti dei suoi film. L’ingenuità fanciullesca di Kaspar Hauser è stata mal vista fino a quando non si è scoperta essere dovuta ad un grave danno celebrale. Allo stesso modo le sorellesse (in originale sisterers) sono totalmente calate nella loro natura giocosa e bizzarra. Diventano un vero fenomeno mediatico per svariati motivi e si ritrovano a cambiare spesso casa e abitudini. L’intero film gira attorno al loro interagire col mondo esterno, alternando siparietti divertenti a momenti più cupi di realizzazione. L’occhio di Herzog è inevitabilmente documentaristico; girato tutto camera a mano, con il sempre presente focus sulla natura e momenti in cui la narrazione si ferma per lasciare spazio alle immagini.

Le sorellesse sono come quei nuovi casi di cronaca che spuntano ogni giorno, dei personaggi stravaganti a cui si dà attenzione soprattutto per schernirli. A tutti gli effetti infatti il regista tedesco rimodernizza il suo cinema senza perdere la poetica che lo contraddistingue. Le sorellesse non hanno contatti con internet, scrivono lettere per contattare le persone e sono totalmente incapaci ad interagire col prossimo. Forse la forma d’alienazione più forte al giorno d’oggi. Cambiano gli ambienti, cambiano i personaggi secondari ma le protagoniste sono sempre loro. Personaggi respingenti, che in altri film probabilmente sarebbero un espediente comico terziario, ma che riescono man mano a guadagnare la simpatica (e anche l’empatia) di chi guarda. Il genio di Herzog si trova proprio nel pulitissimo passare dalla risata alla riflessione: questi repentini cambi di prospettiva fanno rivalutare anche la posizione che si era presa prima. Siamo sicuri che le sorellesse siano consapevoli delle continue prese in giro? Siamo sicuri che stiano al gioco?

Herzog non svela mai il perché di questo loro strano modo di fare, non gli interessa giustificarne l’assurdità quanto rapportarla al vero oggetto di studio del film, la società odierna. Ci sono personaggi di ogni tipo, dai buoni agli opportunisti: dall’ assistente sociale che cerca di correggerle ai fan che chiedono loro delle foto, fino al vicino interpretato da Orlando Bloom che se ne approfitta. L ‘unica anima però a loro affine è una piccola volpe che decidono di chiamare Cupid e che è l’unica sopravvissuta del suo branco dopo uno sterminio ad opera di gas velenoso. È visibilmente traumatizzata ed ha sempre gli occhi spalancati ed il volto basso. Le sorellesse sono all’ossessiva ricerca dell’amore a seguito di una grossa delusione ricevuta dal loro vicino. Cupid diventa il loro piccolo angelo custode e la natura come sempre nel cinema di Herzog l’amica più misteriosa e allo stesso tempo vicina che possiamo avere. Sognano le Isole Orcadi, un posto ideale che va raggiunto attraverso una montagna.

Nel terzo atto anche le sorellesse diventano spettatrici delle grotte attorno a loro, nella finzione filmica in Irlanda, ma le cui riprese si sono svolte all’interno delle Grotte di Postumia, in Slovenia. Questi spazi inizialmente così stretti e scuri ma man mano sempre piu imponenti e luminosi sono lo specchio della sintonia delle due sorelle. Nel corso di tutto il film oltre a notare le loro somiglianze, è inevitabile buttare l’occhio su ciò invece nel quale differiscono, che sia una parola in più detta da una o un gesto diverso fatto dall’altra. E questi cambi di carattere che sembrano quasi spezzare la loro simbiosi ci vengono palesati moltissimo dentro la caverna, pur facendo rimanere ignota la motivazione. Ma in fondo anche gli esseri umani sono come gli animali, quindi l’approccio di Herzog nei confronti delle sorellesse può ironicamente essere associato a quello che ha avuto con gli orsi in Grizzly Man.

La vastità del verde nella campagna irlandese solleva la temtica della salvaguardia dell’ ambiente contro gli opportunisti che vogliono buttare a terra vaste aree vicine alla dimora delle sorellesse. Forse però sono anche questi freaks – che nel finale Herzog abbraccia in tutto il loro surrealismo – a dover essere protetti da una società che col tempo si fa sempre più giudicante. E purtroppo non sembra facile farlo. In maniera ironica e assurda, proprio come le protagoniste, Herzog chiude il film con la cruda consapevolezza che i freaks rimarranno bloccati nel loro mondo immaginifico, lontano però dalle loro ambizioni. Lontano da quelle isole Orcadi tanto desiderate.

Classificazione: 3.5 su 5.

Lascia un commento